Divulgare

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“Divulgare”, ovvero “spargere alle moltitudini”.

Mi sono soffermata a pensare a questo termine nel momento in cui ho preso in mano alcuni libri di De Crescenzo e di Margherita Hack.
Semplicemente meravigliosi, uno stile inconfondibile, che con arte spiegano la filosofia e la scienza.

E mi sono chiesta:
“Come mai per anni, al Liceo Classico, ho sofferto come un cane per tali materie? Perchè mi hanno propinato manuali lunghissimi, colmi di termini incomprensibili, facendomi odiare le ore di studio, quand’ecco, c’era la risposta?”
Insomma, perchè a scuola non si usano questi potenti mezzi di diffusione dei concetti?

Non mi si venga a dire che trattano i temi per sommi capi: sarà pur vero, ma nel momento in cui avessi letto tali libri alle superiori, nel momento in cui quelle parole avessero agganciato la mia attenzione, ecco che avrei seguito volentieri la spiegazione del professore in merito agli argomenti accennati.

Ora, il termine in sè non ha sempre avuto un significato positivo, tant’è che contiene la parola “vulgus” (gente comune, volgo, pubblico…), ma è anche vero che non siamo in un’epoca storica in cui le masse non contano e la prima arma che le masse hanno per poter creare la democrazia è certamente la cultura, a cui finalmente possono avere accesso dopo un lungo processo di scolarizzazione e diffusione dell’alfabetizzazione.

Ma siamo già in democrazia?
Io dico di no: nel momento in cui i governi non fanno a sufficienza affinchè tutti siano a un livello medio-alto di cultura e possano criticamente decidere alle urne…ebbene, non siamo in democrazia.
Ed è vero, l’altra settimana la Fornero ha leggermente accennato al valore della cultura anche in una possibile ripresa italiana, ma è troppo poco.

E il senso critico si forma attraverso l’acquisizione di informazioni e il discernimento tra quelle giuste e quelle sbagliate.
Come impararlo a scuola?
Sviluppando una solida base di conoscenza ampia, anche se basilare. Dovremmo uscire dalle medie sapendo tanto come sia fatto un atomo quanto chi scrisse “La Divina Commedia”, per affrontare una scuola più specialistica senza più dover tornare indietro, a sondare nelle nostre mancanze (e annoiandoci mortalmente).

Ma se davvero in Italia ci fosse l’interesse a far sì che i nostri ragazzi si avvicinassero alla cultura con curiosità, questo ragionamento sarebbe già stato applicato e Odifreddi, Hack, De Crescenzo avrebbero spazio nelle nostre cartelle già da qualche anno.

E’ un peccato divino avvicinarcisi solo a 22 anni… 😦

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