Eco-Canada?

Parrebbe proprio di no, a giudicare dalla disposizione emessa nei riguardi dell’orto di Josée Landry e Michael Beauchamp.

I due agricoltori urbani di Saint Charles de Drummond, in Quebec, stanno chiedendo una mano al popolo del web per evitare che la sentenza contro il loro orto venga eseguita e che non paghino pegno.
Per cosa?
Una legge di quello Stato prevede che l’orto di fronte alla casa non superi di grandezza il 30% dello spazio verde disponibile.
La ragione? Parrebbe estetica, ma ovviamente non si può escludere che dietro vi siano gli interessi di chi non vuole la spinta all’autosostentamento.

E’ in corso una petizione per evitare che la riduzione dell’area venga effettuata.

——————————-

Ma ricordiamo come il Canada non sia il luogo magico che ci aspetteremmo anche per altri fattori. Non da ultimo la caccia alle foche.
Riporto con disgusto le parole di John Efford, ex Ministro Federale Canadese per le Risorse Naturali ed ex Ministro della Pesca per la provincia di Terranova:

“Mi piacerebbe vedere i sei milioni di foche, o qualsiasi altra quantità ci sia là fuori, uccise e vendute o annientate o bruciate. Non mi interessa ciò che gli accade. Se ci fosse un mercato per ancora più foche, i cacciatori commerciali andrebbero a cacciarle e ad ucciderle, mentre i cacciatori per ‘uso personale’ … non possono venderle perché i mercati non ci sono. Quello che vogliono è il diritto di poter uscire e uccidere le foche …. e più ne uccidono, più mi piacerà”.

E l’anno scorso, per una ridicola ripicca, il Ministro Federale Canadese della Pesca Gail Shea ha fissato la quota di caccia a 400.000 esemplari, pur sapendo che non esisteva un mercato praticabile per questo prodotto, ecologicamente distruttivo e basato sulla crudeltà. Le uccisioni reali sono state meno del 10% di quella quota, intorno ai 38.000 cuccioli di foca.
Certamente meno di quelle concesse, ma uccise sempre nella stessa, tragica maniera: a picconate e bastonate.
A molte la pelle viene asportata mentre sono ancora agonizzanti.

———————————

Come se non bastasse, il Paese sta prendendo posizioni ridicole sui principali argomenti del futuro: nuove autorizzazioni alle trivellazioni, altre per lo sfruttamento delle sabbie bituminose, l’uscita dal protocollo di Kyoto e la chiusura dell’Agenzia per l’Ambiente, a 25 anni dalla sua fondazione.

Tali scelte decideranno il futuro di una Nazione e di uno Stato.
E tutto ci scorre davanti senza che ci faccia minimamente indignare…

Annunci