Consapevolezza intransigente

La cosa che sopporto poco della mia categoria dedita al veganismo è l’aggressività nei confronti delle persone che, un giorno, potrebbero decidere di avviarsi sulla salutare strada del vegetalianismo. Eppure l’intransigenza e la fretta regnano sovrane e chiudono le porte ai risultati del “gentile assedio”.

In un certo senso capisco questi paladini del “Veg-ora-o-mai-più”.
Pure io ho passato una breve fase similare: sai di avere poco tempo, che lo stile di vita attuale non è sostenibile e che ci porterà alla rovina, tutto quello che leggi te lo conferma e corri come un pazzo da tutti quelli che conosci per dirglielo; di notte ti svegli facendo mente locale su chi non hai ancora contattato.

Ero poi arrivata alla conclusione che mi stavo rovinando il fegato dal nervoso nell’attimo stesso in cui me lo stavo salvando con l’astensione dai derivati animali.
Non era il caso.

Fortunatamente, nei miei due anni di piccola esperienza domestica, ho instillato il seme del dubbio a ben cinque persone, attualmente vegetariane o vegane.
Alla gente non piace che gli si “venda” qualcosa. Il percorso è del tutto personale.
E’ come un film a cui si assiste insieme, ma a ciascuno ispira cose diverse. C’è anche chi comincia a russare e rompe le scatole al resto della sala (e per tale soggetto c’è solo da sperare che esista questo insetto -> link).

C’è un’unica categoria che non scuso: quella dei medici, soprattutto se dotati di una certa visibilità mediatica.
Le future reclute continuano a studiare vecchie teorie degli anni ’30 con la benevolenza delle case farmaceutiche, mentre la popolazione cerca in Farmacia la soluzione a tutti i mali piuttosto che informarsi per integratori naturali che possano prevenire una lunga ma tormentata esistenza in sedia a rotelle piuttosto che in un letto d’ospedale.
Potenza del marketing, quello VERAMENTE intransigente.

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