Ridurre i costi della Sanità?

Quanto costa la Sanità in Italia?
Spendiamo tanto o troppo poco?

Lasciando da parte la discussione in merito all’efficienza dei servizi (tali espressioni di sdegno le delego a programmi televisivi che ogni due per tre ci propinano l’argomento), le domande di cui sopra non hanno una risposta semplice…

Diamo uno sguardo ai dati: il TheGuardian tira le somme mondiali e fa una classifica dettagliata su questo elemento di spesa pubblica.
Due le voci d’uscita: quella diretta dei cittadini che si recano in una infrastruttura o acquistano un farmaco e quella indiretta decurtata dalle tasse.
Chi spende di più?
Sono gli USA che si ritrovano a pagare il 17,9% del proprio Prodotto Interno Lordo, ovvero 8362$ a persona, di cui comunque (nonostante le assicurazioni private) il 50% lo tira fuori lo Stato di tasca sua.
Cuba di certo è più virtuosa, con il 91,5% di copertura statale e una capillarità di presenza di medici: 67,23 ogni 10.000 abitanti.
E l’Italia?
Per la spesa sanitaria spende il 10% del proprio Pil, di cui l’88% è pagato tramite le tasse; ovvero su 2401€ pro capite, lo Stato che noi consideriamo “così tremendo” ci copre per 1864€.
Ogni 10.000 abitanti abbiamo 34,86 dottori.

Ma queste sono solo cifre.
E’ la realtà vera quella che ci interessa.
Il divario tra le Regioni è incredibile: nel Centro-Nord l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil resta sotto la soglia del 7%, nel Sud è oltre il 9%; e la differenza tra i servizi la conosciamo.

E’ solo un problema gestionale?
C’è chi incolpa il Governo attuale e quelli precedenti, chi i Dirigenti Ospedalieri, chi ancora l’inettitudine del personale…
Ma dopo anni immersa in conti e uffici di Assistenza Sanitaria vorrei potermi permettere di puntare il dito su un altro fattore: la mancanza di prevenzione.

Sarò più chiara: di certo i vari Governi non hanno approntato progetti capillari di pianificazione gestionale e di messa a punto degli edifici, alcuni Direttori Generali non hanno saputo gestire i conti e altri si sono intascati il denaro pubblico disperdendolo in voci gonfiate, alcuni membri del personale hanno poca voglia di fare, si perdono in facezie e non si attribuiscono delle responsabilità quando le situazioni richiederebbero un po’ di coraggio in più…altri ancora non sanno nemmeno accendere un computer e fanno allungare le code agli sportelli perchè digitano sul PC con due dita.
Posso però assicurare che le persone serie esistono, in tutti e tre gli ambienti. Sono persone che non si espongono al pubblico, che fanno modestamente il loro lavoro senza fronzoli, che talvolta vengono messe da parte perchè hanno avuto il coraggio di fare la cosa giusta al momento giusto e di andare contro gli interessi privati di qualche mela marcia con buoni appoggi politici.
Vi sono, più semplicemente, persone che svolgono il lavoro di altre tre contemporaneamente, perchè il famoso “turn over” ha bloccato il sistema di assunzione.
Pongo l’esempio delle assistenti sanitarie, praticamente inesistenti numericamente e sempre poco considerate nonostante l’aspetto chiave del loro ruolo gestionale e amministrativo; ogni tanto vengono loro affiancate delle infermiere, che però hanno studiato e svolto fino a quel momento una funzione completamente diversa.

Dicevamo, dunque, prevenzione.

Mio padre si occupa(va) di vaccini e direttamente o indirettamente ha sempre sponsorizzato campagne di raccolta fondi per la ricerca e le pubblicità per la diagnosi preventiva.
E’ questa la prevenzione? Quella efficace, quella vera, quella che non porta quarantenni ad essere posti sotto osservazione nelle corsie?

Dopo un po’ di anni ad osservare il sistema da spettatrice…direi di no.
Le campagne pubblicitarie, che costano un sacco di soldi e non sono così ben pianificate come potrebbe fare un’azienda con un ufficio marketing, hanno un target ben preciso e che già di per sé si sarebbe rivolto al Servizio Sanitario per spiegazioni, diagnosi gratuite, visite etc…
I fondi per la ricerca spesso non sono sufficienti o dispersi in mille rivoletti, senza contare che le associazioni e le organizzazioni possono trattenere gran parte delle donazioni per spese di gestione.

La vera prevenzione parte da quando una madre allatta fino agli ultimi pasti, parte dalla tavola, parte dalla famiglia.
E’ alla famiglia che le ASL dovrebbero rivolgersi e non solo per ricordare ai genitori le scadenze per le vaccinazioni.

Ricordo che alle elementari (1995-2000) le assistenti sanitarie venivano a svolgere un ruolo molto importante direttamente nelle classi: ci spiegavano come lavarci le mani, come passare lo spazzolino, cos’erano le proteine e i carboidrati…con parole semplicissime ci davano indicazioni utili.
Alcune volte le famiglie venivano convocate per essere informate sulle piramidi alimentari.
Ora queste cose vengono tagliate…
“Non ci sono i soldi.” ci hanno detto i Prodi, i Berlusconi, i Monti di turno…
L’ultima dichiarazione di Monti in merito: “La sostenibilità futura del sistema sanitario potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento.”
Articolo di Cado in Piedi
Che poi questa sia una bugia per indirizzarci verso le assicurazioni private come il sistema americano…no, questo non ci interessa, forse è solo una mia illazione…………

Ora, aldilà del fatto che sia stato gambizzato un sistema di incontro con le famiglie, oso dire che anche le informazioni che venivano date erano sbagliate.
Le proprietà del latte venivano esaltate in maniera pericolosa, le proteine vegetali non erano nemmeno nominate, i rischi degli ormoni e degli antibiotici non venivano accennati ai genitori, la diffidenza che si dovrebbe avere nei confronti dello zucchero e dell’aspartame non era divulgata.
Una malattia del tempo, credo io. Posso dire per esperienza personale che gli incaricati erano in buona fede…alcuni dubbi si cominciavano ad avere, ma gli ultimi studi pubblicati non erano stati ancora dati in mano alle ASL locali.
Senza contare gli enormi interessi che stanno dietro al cibo, ai prodotti caseari, alle catene della GDO, ai fast food…

Così, tra informazioni sbagliate e informazioni direttamente non fornite, le persone brancolano nel buio e…e naturalmente sbagliano!
L’altro giorno a cena un ragazzo padre di due bambini esclamava convinto: “Sì, sì, guarda, noi mangiamo bene … riso in bianco e tanta verdura, e la carne solo due-tre volte alla settimana … quella rossa intendo.”
Ciò che stavo addentando con gusto mi stava in verità per andare di traverso.
Avevo sentito bene: riso in bianco (carboidrati semplici con altissimo indice glicemico) con tanta verdura (le patatine fritte le contiamo come verdura?) e la carne rossa solo quelle volte che in verità sono il MASSIMO consigliato dai medici attualmente.
Rispetto ad altri sono certamente una famiglia più attenta, ma mi sono resa conto di quale frutto avessero dato le informazioni sparse che avevano raccolto nella vita.

Per assurdo da una parte abbiamo l’assenza delle istituzioni e dall’altra la presenza dei marchi sui testi di scuola.
Famoso è stato il caso della pagina dei valori nutrizionali dei prodotti McDonald su un manuale scolastico Atlas -> articolo
L
‘Atlas ha dichiarato di non aver fatto pubblicità occulta, ma di aver solo voluto far capire come, con un minimo di accortezza, si possa, anche al fast food, assumere una razione alimentare corretta, sia per la qualità e la proporzione dei nutrienti, che per la quantità di calorie.

Come se 1000 kcal in un pasto tipico al Mc fossero normali per un adolescente

mac donald scuola

Non mi dilungherò oltre nel sottolineare quali gravi conseguenze possa comportare la disinformazione in materia alimentare (e soprattutto nutrizionale). Vorrei solo ricordare quali malattie del benessere si stanno diffondendo esponenzialmente e soprattutto in fasce d’età prima immuni da tali problemi: problemi cardiovascolari, diabete, cancro…

Pensate per un attimo a quale costo può avere una persona di 35-40 anni in degenza in ospedale, con la sua astensione dal lavoro, con il personale che lo accudisce, con il letto e il cibo messi a sua disposizione, con eventuali invalidità assegnategli in seguito…

Attenzione: non dico che non ne abbia diritto, anzi!
Dico che questa spesa poteva essere evitata.
Il prezzo?
Il benessere REALE di una persona.

Perchè ad arrivare a 90 anni non ci vuole ormai niente…è COME arrivarci che cambia!

PS: a tutto ciò vorrei aggiungere la responsabilità civile del singolo cittadino. Il “mangiare al Mc perchè costa di meno ed è buono” comporta un costo a tutta la comunità. Mangiare di meno e spendere di più per un prodotto biologico e salutare significa, a mio parere, avere cura del bene comune.

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