Non vuoi discutere del tuo futuro?

Spesso davanti all’atrio della Statale si pongono sorridenti figuri vestiti di nero e con in mano volantini rosso fuoco.
Nella mia dolce ingenuità del mio primo mese a Milano, ho lasciato il mio numero di cellulare a uno di questi, per potermi inserire nel nuovo contesto sociale.
Dopo la prima riunione alla quale ho partecipato, ho compreso che tali figuri argomentano di una parola talmente antiquata da risultare perfetta per la Facoltà di Storia, ma molto meno applicabile di quanto essi credano alle vicende odierne.
In seguito al mio diniego di proseguire la frequentazione, ho ricevuto numerose telefonate beffarde, poi finite nel vuoto.

Ma ecco, se avessi voglia di far polemica, sarebbe bello farla come racconto di seguito…

“Ciao, ti invito a una serata informativa…….”
“No, no, grazie.”
“Ma perché? Non vuoi discutere del tuo futuro?”
“Se ci tieni tanto lo possiamo fare adesso.”
“Adesso? Ma adesso non c’è il referente!”
“Ma ci sei tu e ci sono anche quegli altri due…Hey, volete sapere perché non posso e non voglio appoggiarvi?”
“Eh…sentiamo!”
“Allora guardate…la vedete questa pianta? Bene, immaginate che io prenda metà della terra nel suo vaso e -è solo un esempio- con essa ricavi l’argilla per creare un vaso, ok?”
“Ok.”
“Bene, io ve la vendo a un prezzo di mercato, molto per la manodopera, un pochetto per rifarmi delle tasse e degli studi di settore, un pochetto per il negozietto e il laboratorio e un pochetto per la terra che ho utilizzato, la materia prima, ok? Ora sapete dirmi dove sta il problema in tutto ciò?”
“Nelle tasse! Negli studi di settore! Nella licenza di vendita!”
“Nessuno ha visto che ho preso della terra dal vaso di una pianta? E in che condizioni sarà quella pianta fra due giorni? Morirà, statene certi!”
“Oddio, un’altra ambientalista!”
“Ascoltatemi un secondo…sapete da dove viene la crisi?”
“Dalle Banche! Dal capitalismo!”
“Viene da molto molto lontano, dal momento in cui non si è più fatto pagare sul prodotto il costo intrinseco della materia prima e della sua trasformazione. Se io di questo vaso pagassi la pianta che ho fatto morire, l’aria che ho inquinato, le tonnellate d’acqua che ho sprecato, l’impatto del negozio sul terreno e il paesaggio…ebbene questo vaso lo comprerei una volta sola e lo curerei con tutte le attenzioni possibili, perché non è solo un pezzo d’artigianato, ma una vera e propria rarità.
Ma finchè un partito non parlerà di questi temi, dei veri temi dei nostri giorni, ma userà parole, concetti vecchi e non inserirà nel suo programma delle riforme in merito…beh fino ad allora non sarà per me un partito che valga la pena di ascoltare.”

Tante volte questi signori mi permettono di mettere in pratica (in maniera piú leggera e scherzosa) la mia retorica.
Dovrei ringraziarli: grazie “comunisti universitari” di movimenti vari, vi voglio bene 🙂
Senza di voi l’università sarebbe un po’ meno folcloristica.

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