Studente per sempre

“Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia 20 o 80 anni.”
– Henry Ford

Le persone che più apprezzo all’Università sono quelle delle prime file, in genere sessantenni e settantenni in pensione che hanno deciso di ricominciare a studiare.
Sono organizzatissimi: pc, chiavette, registratori, testi freschi comprati fin dal primo giorno del corso.
Volete frequentare poco e avere appunti comprensibili in tempo zero? Rivolgetevi a loro!

A parte gli scherzi, sono persone davvero eccezionali, perchè immagino debbano affrontare numerose difficoltà, di memorizzazione e approccio con nuovi metodi didattici; per nuovi metodi didattici non intendo solo il ruolo della tecnologia, ma anche quel vago menefreghismo che i professori attualmente dimostrano verso i propri studenti.

Giorni fa, alla ricerca di un referente e di un argomento decente per la tesi, una professoressa mi si è avvicinata confidandosi:
“Non è per cattiveria, ma da vent’anni a questa parte siete troppi, meno della media europea, è vero, ma non ci si era abituati. E siete terribilmente distratti e irrispettosi.”

Insomma, il messaggio è chiaro: ormai manca il contatto col docente e per alcuni siamo un miscuglio di facce e corpi bardati da vestiti cenciosi che noi riteniamo alla moda o comodi.
E mi fa quasi sorridere la spinta all’intervento che hanno invece questi studenti di trenta, quarant’anni fa che rimettendosi in gioco speravano di trovare la realtà abbandonata in precedenza. Sono gli unici che pongono domande oppure dibattono animatamente.
E improvvisamente comprendo perchè mio padre una volta mi parlava dell’ambiente accademico come del massimo del livello umano e intellettivo concepibile…adesso che è in pensione e si approccerà all’ennesima laurea, stavolta “da frequentante”, mi sa che rimarrà schifato. Povero il mio vecchio!

——–

“Ci sono tre grandi cose al mondo: gli oceani, le montagne e una persona impegnata”
– Winston Churchill

Poi ci sono i professionisti e i lavoratori, che spuntano come funghi agli esami e ai laboratori a frequenza obbligatoria.
Altra categoria eccelsa, soprattutto in una Facoltà umanistica: anch’essi non ricavano un utile economico diretto dal portare avanti un altro piano di studi…

“Ma Storia è sempre stato il mio sogno!”
“E fuori di qui che fai?”
“Sono ingegnere alla Magneti Marelli.”
Certo, non porteranno a casa risultati frequenti ad ogni sessione d’esame, “ma a me non interessa, l’importante è che il mio lavoro non mi divori le giornate e basta; ho il diritto di potermi pagare il cibo, quello reale e quello mentale.”

Proprio il suddetto ingegnere mi racconta di situazioni non facili:
“Per colpa dei sindacati, che negli ultimi anni hanno guardato solo a dettagli di pochi centesimi in busta paga e non alle conquiste sociali, ho problemi ad ottenere le 150 ore previste per le attività universitarie. Oggi sono qui perchè sto sfruttando i giorni di ferie di quest’estate, mi faccio firmare un foglio che garantisca la mia partecipazione dal professore e poi si vedrà…”

——–

10+ a queste categorie!
Finito il percorso “obbligatorio” credo che seguirò il vostro iter (in Economia, probabilmente, sono cocciutamente predisposta alla controtendenza)…
Perchè, nonostante le serie difficoltà, è davvero importante essere “studente per sempre”: per se stessi, per il proprio cervello (esorcizziamo l’Alzheimer! 😀 ) e per coloro per i quali dovremmo essere un esempio.

7083_-_Milano_-_Università_Statale_-_Chiostro_della_ghiacciaia_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_22-Feb-2008

Annunci