L’altra faccia del “Far West Statale”

Come al solito, da voce fuori dal coro (almeno quello palesato a suon di urla e di interventi su internet) rischio il linciaggio.

Lunedì, 6 maggio…

Gli avvenimenti in Statale.

Il Fatto Quotidiano come altri giornali hanno riportato ciò che è successo nella giornata di lunedì presso la nostra Università.
Sebbene riportino con precisione il fatto in sé, un errore balza agli occhi: “gli STUDENTI hanno convocato una nuova assemblea alle 14”.

Ebbene, quella assemblea martedì c’è stata, e mi ci sono imbattuta – impossibile non farlo, si trovavano nell’atrio in cui si deve per forza passare per arrivare alle aule.
Ma tra il centinaio di persone che vi partecipavano ben pochi erano studenti.
La cosa inquietante è stato osservare la presenza di cani sulle scale, l’uso di sigarette e canne nell’edificio, le scritte sui muri, il disturbo arrecato dall’uso del microfono e dell’amplificatore, l’uso di parole ormai relegate ai libri di Storia come “fascismo” e “comunismo”…senza contare che ho assistito all’aggressione verbale e fisica da parte di questi manifestanti nei confronti di due reali studenti che volevano assistere nonostante la loro opinione contraria.

Se all’inizio della vicenda la questione della rioccupazione dell’ex-Cuem destava in me una certa comprensione, con il passare delle ore e dell’accumulo di informazioni la mia opinione è totalmente cambiata fino ad arrivare a giustificare l’azione del Rettore: come ho riferito, alcuni di questi soggetti facevano evidentemente parte di centri sociali, altri ancora erano dichiaratamente ragazzi delle superiori. Tali persone avevano cominciato un anno fa ad occupare illegalmente e con attività illegali uno spazio appartenente ad una Istituzione, la quale funziona promuovendo bandi.
E’ stato proposto anche a loro di partecipare, ma la risposta è stata “siccome siamo anarchici non possiamo sottostare alle leggi e alle convenzioni”.


(la parte interessante si trova all’ultimo minuto…)

Ma l’Università E’ un luogo di leggi e convenzioni, se non addirittura di creazione di tali leggi e convenzioni, e per rimanere in tale luogo bisogna rispettare il modo di operare.
Faccio un esempio stupido: in questa ex-Cuem spesso e volentieri si cucinava e si mangiava. Ebbene, per fare ciò bisogna avere dei permessi e rispettare delle norme, che non sono stupidaggini burocratiche, ma questioni di igiene e prevenzione.
Supponiamo il caso che l’Azienda per i Servizi Sanitari avesse fatto un sopralluogo: il Rettore sarebbe stato costretto a pagare una multa.

Il bando è stato infine vinto dalla proposta di creare uno spazio per le macchinette del caffè: non sarebbe una proposta malvagia, dato che all’interno dell’intero edificio c’è attualmente solo una macchinetta che puntualmente rimane sguarnita  e che si trova in uno spazio angusto.
Due poltroncine e un paio di tavolini e voilà: ecco uno spazio di associazione realizzato senza tante discussioni.

Infine: supponiamo anche il caso che la Libreria Autogestita sia davvero una organizzazione i cui componenti appartengano interamente alla Statale…contano massimo massimo 200 persone.
Ovvero lo 0,33% dei paganti la retta.
1/300……….
E dicono di parlare “a nome di tutti gli studenti”.

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