Playlist per una “Recollection in Tranquillity”

« I have said that poetry is the spontaneus overflow of powerful feelings:
it takes its origin from emotion recollected into tranquillity »
-W.Wordsworth

Sto per partire e mi sembra di star trascorrendo quest’ultimo mese a casa un po’ come in un limbo.
Trovo molto difficile concepire realmente che, se tutto andrà come deve (->post sotto), frequenterò un corso in una delle Università più prestigiose al mondo…e così preparo gli ultimi esami con una meccanica freddezza, tentando di spostare sempre più in là l’attimo della consapevolezza.

L’evento che sta per arrivare ha tutte le caratteristiche di una cesura vitale e, come sempre in momenti simili, ce n’è di materiale per mettersi a riflettere sul passato, sebbene non abbia nè la voglia nè il tempo di creare un’opera mastodontica alla Proust (quindi relaaaax…).


Joseph Arthur – Could we survive

Aggiungiamo anche che a dicembre dovrei ricevere la famosa lettera di divorzio e ci siamo, si capisce perchè è da qualche giorno che continuo a sognare la mia vecchia vita (son sogni o incubi?); e quando capita che mi svegli nel bel mezzo della notte, sollevo la testa, mi guardo intorno e tiro un respiro di sollievo: sono in una casa standard, un bilocale di periferia, con un bel terrazzo pieno di piante e mobili IKEA ovunque…accanto ho un uomo normale con uno stile di vita sano, di buona famiglia e di buona cultura (che conta i secondi tra il fulmine e il tuono per capire a che distanza si trova la tempesta in arrivo…ma suvvia, non facciamo gli schizzinosi 😀 !).

Ma non è sempre stato così.
In pochi anni sono passata dalla villetta in centro, all’appartamento senza pretese, alla stanza silenziosa con le inferriate alle finestre…fino ad arrivare a trascorrere “gli anni migliori” in una catapecchia semi-abbandonata.
Si trova in mezzo ad un bosco mal tenuto, con attorno altre tre o quattro case spoglie, con strani soggetti all’interno, gente che metteva davvero i brividi e con storie assurde alle spalle. Il primo paesino a due chilometri, il primo negozio a cinque.
E’ difficile descrivere quella casa, era un residuo delle cascine costruite dai contadini all’inizio del XIX secolo: nei muri c’era più sabbia che cemento.


Black Sabbath – Solitude

Come ero finita lì?
Avete presente quando si dice che gli uomini ti promettono mari e monti e poi ti regalano un poster?
Una cosa simile, con un sottofondo di altri problemi che non starò qui a richiamare.

In genere, quando vivo in un posto per qualche tempo, mi accorgo di aver preso confidenza con esso nel momento in cui, per andarmene in giro per la casa alle 5 di mattina (come mio solito), comincio a non aver più bisogno di tastare in giro per orientarmi nel buio. Lì non sono riuscita a farlo per 5 anni.
Paura degli insetti che la infestavano? Paura delle scheggie di legno delle scale? Oppure più semplicemente il fatto che io non ero fatta per cadere così in basso – senza vita al di fuori di Lui?

Sarà per questo che non riesco a sopportare le idee di siti (e libri) come questo -> Sposati e sii sottomessa
(provo fastidio a “farle pubblicità”, ma così mi spiego meglio)
Non sopporto nemmeno l’ironia su questo tema, perchè un giorno mi sono annullata per un uomo, solo perchè stava male, aveva dei problemi fisici che non avevo cuore di ignorare per liberarmi del suo giogo. Ero la sua infermiera a tempo pieno e per lui ho represso tutte le passioni e tutti gli istinti di una ragazza di 16 anni.
E non ci sto: quando vedo donne casalinghe, o con una frotta di figli, o con il volto coperto…lo so, lo so, dovrei essere tollerante e vedere oltre, pensare che sia una loro scelta, magari molto amata, per un senso più sottile di rispetto della figura femminile…ma non ce la faccio, davvero.
Mi verrebbe da prenderle a sberle per farle rinsavire e so perfettamente che tanto mi risponderebbero candidamente che è una loro scelta.
Come rispondevo pur io al tempo. Candidamente.
Criticatemi, no problem.


Lesley Gore – You don’t own me

Mio marito si reputa un motociclista vecchio stile, anche se senza moto perchè (almeno quando stava con me) non aveva il becco di un quattrino.
Mi raccontava di quando c’erano le vere bande, ovvero quando aveva la mia età e ai raduni le donne avevano cucita sulla giacca la toppa “Property of…”
Lo trovavo orribile eppure non vedevo che la pagliuzza quando nel mio occhio c’era una trave.

La canzone di Lesley Gore è del 1963.
Evidentemente di per contro c’era chi negli anni ’60 era più progressista rispetto alle donne del “Property of…” e a quella me. Figurarsi che mi consideravo pure una ribelle perchè avevo i capelli per metà rasati e per il resto tinti…il potere della trasgressione, eh?

Foto orribile…ma rappresentativa………
(con la classe in Grecia)

L’esame di maturità è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Non avendo più null’altro da fare che contorcermi tra un lavoro che odiavo (la cameriera nei fine-settimana) ed un cubicolo che odiavo ancora di più, l’unica soluzione è stata sfogarmi con World of Warcraft. Sempre sia lodato quel videogioco, perchè è da lì che è venuta la soluzione.
Dopo le parole di un compagno di gilda, ho mollato le cuffie sulla scrivania ed ho fatto le valigie.

Le prime cose che sono sparite sono stati chili (è proprio vero che psicologia e peso vanno di pari passo, “c’è chi scende e c’è chi sale”).
Poi, lentamente, i residui di una personalità che non mi apparteneva: via il trucco pesante, via il cuoio, via pure gli stivali, la tinta, via le finte trasgressioni che ti rendono schiava di uomini perversi.
La parte più difficile è stata scoprire che cosa mi piacesse veramente, perchè erano anni che non mi chiedevo più che cosa amassi fare; così, con una lentezza esasperante, ho tastato vari terreni.
La patente nautica, i primi vestiti da donna, le prime serate in lounge e discoteche, il veganesimo…e lo Studio, l’Università! Quell’Università che mi aveva negato, “perchè è una stupidaggine e non serve a niente”.


Black – Wonderful Life
(per fortuna che Kavliaris me la linkò anni fa…senza questa canzone
non avrei mai avuto il coraggio di pensare che anch’io potevo avere una vita.
Kavliaris: per assurdo l’amico più sincero, ma che non conoscerò mai)

Ho sgomitato e fatto fatica, perchè in tre anni ho avuto cottarelle stupide che mi hanno tentato, hanno provato a richiamarmi alla deresponsabilizzazione, all’affidare il mio futuro a qualcun altro perchè è più comodo e semplice…
Anche con l’uomo attuale c’è il rischio di fare delle scelte condizionate e ogni tanto mi sento una stronza a dire “vado qui, vado là, faccio così, faccio colà”.
E’ allora che mi sforzo di ristabilire i piani di importanza, di rimettere al centro l’unica cosa che ha davvero la priorità per me: me stessa…e lo Studio…la Storia.


Fabrizio de Andrè – Sinàn Capudàn Pascià

Ero al laboratorio, l’altro giorno. Ci faceva da insegnante un ricercatore, che qui e là svelava come vive: un monolocale pieno di libri, tanto caffè e un computer, pochi soldi, viaggi continui tra qui e la Spagna per trovare anche il più piccolo frammento di Storia non svelata.
Parla di Rinnegati, di uomini “al limite”, che avevano tutte e nessuna nazionalità in sè, di gente che non aveva nessuna casa ma riusciva ad adattarsi a tutte.
Poi ci suggerisce la canzone di De Andrè.
Sono giorni che non ascolto altro, perchè voglio essere anch’io un po’ come Sinàn Capudàn Pascià e un po’ come quel ricercatore: dovunque e sempre con un libro in mano; in certi posti mi chiameranno “Irena”, in altri “Airin”.
Già fino adesso il viaggio in Messico e la coinquilinità con un giapponese e una moldava mi hanno dato più vita di un elisir alchemico, non oso immaginare quali felicità mi aspettino in futuro.

E a supportarmi c’è una persona importantissima: la mia mamma. Orgogliosamente single -di fatto e di testa-.
Che un giorno mi ha detto:
“Irene, per restare sole ci vuole molto più coraggio che a fare quello che fanno tutte. Hai almeno una fortuna: è di famiglia.”
(Infatti bisnonna e nonna non sono da meno!)

Quindi, ora sono così, che piaccia oppure no.
E allora vento in poppa!
Mi aspetta l’America!

Changed…in all aspects.

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