Più o meno femminile?

Non sono una femminista, almeno non una di quelle che manifesta in piazza per presunti diritti ridicoli che non risolvono le vere questioni.
Insomma, appoggio il “Se non ora quando”, ma non le ferventi della trasgressione e dell’elezione di donne nei centri amministrativi senza discriminazione tra chi è qualificata e chi apre le cosce.
Certo, in un’Italia caratterizzata da un’altissima percentuale di casalinghe (->dati Istat), quando discuto con le persone in merito alla condizione femminile sono molto critica ed i miei toni si accendono al punto da sembrare una vera e propria ribelle degli anni ’70. E’ che non riesco a credere che così tante donne vivano in quella situazione e alcune siano pure contente di farlo, e questa mia poca sopportazione deriva soprattutto dalla mia precedente esperienza di vita (->vedi post “Playlist per una Recollection in Tranquillity”).

Tuttavia non è mia intenzione realizzare un post su ciò che penso del fenomeno delle casalinghe e sulle sue motivazioni, almeno non oggi; vorrei invece riportare le parole di una studiosa in cui mi sono imbattuta preparando l’esame di Antropologia Culturale, ovvero Margaret Mead.
Nonostante fosse nata in una famiglia di Quaccheri, l’incontro con un’altra antropologa come Ruth Benedict e con le popolazioni samoane le fecero acquisire delle posizioni talmente in controtendenza per l’epoca (la sua attività di ricerca in Polinesia si svolse tra il 1926 e il 1927, mentre le sue elaborazioni letterarie furono date alla stampa dal 1928 fino agli anni ’70) da farmela definire come l’ “incubo dei creazionisti”.

Ecco le frasi incriminate che mi stanno facendo meditare parecchio:

Nè gli Arapesh nè i Mundugumor presentano alcun contrasto fra i sessi; l’ideale arapesh, infatti, è rappresentato da un uomo mite e sensibile sposato a una donna mite e sensibile, mentre l’ideale mundugumor è rappresentato dall’uomo violento e aggressivo, sposato a una donna violenta e aggressiva. Nella terza tribù, i Ciambuli, abbiamo trovato il vero e proprio rovescio della nostra cultura, con la donna in veste di partner dominante, direttivo, impersonare, e l’uomo nella posizione di minore responsabilità e di soggezione sentimentale.
(…)Se gli elementi di temperamento che noi, per tradizione, consideriamo femminili, – come la passività, la sensibilità, la propensione a curarsi dei bambini – possono tanto facilmente, in una tribù, entrare a far parte del carattere maschile, e in un’altra tribù essere invece esclusi sia dal carattere maschile sia da quello femminile, (…) viene a mancarci ogni fondamento per giudicarli legati al sesso.

Margaret Mead – “Sex and temperament in three Primitive Societies”

Secondo questa analisi scientifica e corroborata da una ricerca condotta sul campo, le caratteristiche femminili e maschili sarebbero determinate più dalla cultura che da una predisposizione naturale.
Come dire che se sono attratta dai programmi di RealTime non è perchè è nella mia natura pensare a torte, acconciatura, matrimoni e moda, ma è una stratificazione di carattere sociale e culturale che mi fa azzerare i neuroni per una mezz’oretta al giorno.

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In conclusione: non ho la risposta a tutto e tantomeno alla questione su come una donna dovrebbe comportarsi nel mondo attuale, tra doveri/diritti materni e doveri/diritti di carriera, le mie opinioni si stanno formando anche grazie a questi contributi culturali che mi derivano da letture personali o corsi universitari (d’altronde anch’io prima o poi dovrò scegliere cosa fare: sposarmi di nuovo? Avere figli? Dedicarmi alla carriera? Tentare di fare la trapezista tra una cosa e l’altra? Espatriare per tentare di rendermi più facile questo tentativo?)

Di certo una cosa la so:
-> la prossima volta che mi diranno “dovresti essere più femminile!” replicherò “come un’Arapesh, una Mundugumor oppure come una Ciambuli?”

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