Visioni dal Vysokyi Zamok

L’viv si stende ai piedi del Vysokyi Zamok. Un tempo era sorvegliata dal ligneo castello ruteno, poi arrivarono i polacchi: eressero muri di pietra.
Ma i cosacchi e gli svedesi furono inclementi: ne fecero una nuova Cartagine, tentando, distruggendone il simbolo, di mettere in ginocchio pure l’intera città; essa resistette e si rialzò, sotto l’egida di nuovi padroni, forse più clementi dei precedenti.
I Ruteni impararono ad amare Federico II. Combatterono per Francesco Giuseppe. Guardarono al futuro indipendente con spaesamento. Nel frattempo il castello rimase un cumulo di macerie, l’edera coprì parte dei miseri resti.
L’ultimo assalto è avvenuto per mano di un vandalo armato di bomboletta.

High Castle, Vysokyi Zamok, L'viv

High Castle, Vysokyi Zamok, L’viv

Al posto dei merli e delle torri, l’amministrazione ha voluto creare un tumulo piramidale, da scalare tramite tracciati ben curati.
Vegetazione fitta e stralci di centro storico. Un incanto.
La città è patrimonio dell’UNESCO, ma pochissimi la conoscono, è meta prevalente di turisti russi dallo spiccato senso culturale. Gli Occidentali sono mosche bianche, eppure dovrebbero così tanto a questi luoghi, ultimi bastioni contro le invasioni di tutti i popoli più devastanti delle steppe e dei deserti…
Durante le ore di corriera per giungere qui, mi è stato chiesto più volte “Perchè?”
“Perchè sei qui?”
“Perchè parli ucraino?”
“Perchè vuoi studiare queste terre?”
Eppure la risposta mi sembra così scontata. Immediata.

In cima, la Nazione è tutto: è orgoglio, identità, simbolo, spinta per andare avanti di fronte alle difficili sfide del processo democratico. Non è facile autogovernarsi quando si è sempre stati sotto a qualcuno.

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Душу й тіло ми положим за нашу свободу, І покажем, що ми, браття, козацького роду. (Daremo anima e corpo per la nostra libertà, e mostreremo che noi, fratelli, siamo di stirpe Cosacca.)

In alto soffia forte il vento della Storia.
La città composita rivela i suoi mille volti, li si può cogliere in un’occhiata: la piazza rutena, le mura polacche, il teatro approvato dagli austriaci, la cattedrale armena, i resti della sinagoga, i palazzi italiani…ho studiato ogni dettaglio di Leopoli, ho racchiuso ciò che ritenevo corretto nelle pagine assegnatemi, ma il materiale è infinito. Il melting pot è gioia per gli occhi, l’orecchio ed il palato.
E’ mancata la mano da stringere e la presenza rassicurante. Le ho perse definitivamente al ritorno.
Sono rimasta per settimane ad associare orrendi significati ad un viaggio magnifico. Ma il pensiero della cima del Vysokyi Zamok è pervadente, si insinua senza fatica assieme al ricordo della musica che portavo con me e che ha arrecato un significato più profondo e durevole a quel panorama incorniciato dai lontani Carpazi.
Nessun pericolo, nessun rumore, nessuno attorno.
Il vento, il silenzio, la pace.

E chi, fino ad ora, non ha compreso l’intimo amore che si può avere per il Mondo, il viaggio e le espressioni di culture variegate, non lo comprenderà in un giorno.
A me resta l’avventura. E non è poco.

Cattedrali latina,  ortodossa, uniate e armena; sinagoga. In un solo sguardo.

Cattedrali latina, ortodossa, uniate e armena; sinagoga. In un solo sguardo.

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