Luoghi per un divorzio – 1° Giorno

Sono sempre rimasta ignorante in merito alla Storia d’Italia e in particolare delle Regioni al di sotto del corso del Po.
No, non mi chiamo Salvini di cognome, semplicemente ho effettuato una scelta accademica di specializzazione in Impero Asburgico e mi sono sempre sentita più legata ai Paesi dell’Est Europa, date le mie origini slave…insomma non ho mai avuto modo e tempo di approfondire.

L’occasione si è presentata recentissimamente, in occasione di un evento importante: il mio divorzio, svoltosi a Viterbo.
Ho passato quattro giorni particolari, in cui ho tentato di distrarre il mio accompagnatore, ovvero mio padre, dal criticarmi per qualsivoglia dettaglio…e l’ho fatto usando l’unica passione che abbiamo in comune: la cultura a 360°. Occupandolo con visite di tutto rispetto, sono dunque sopravvissuta 😀

1° GIORNO – VITERBO

Il centro di Viterbo, racchiuso da imponenti mura e bastioni, è caratterizzato da due aree abbastanza distinte: la parte meridionale di stampo prettamente medievale e quella settentrionale più rinascimentale.

Permangono le decorazioni di un’unica chiesa barocca, in quanto il Duomo ha subito forti rimaneggiamenti romanicheggianti con la fine della Seconda Guerra Mondiale; la chiesa in questione è quella di San Giovanni Battista, detta “del Gonfalone”.
Un volontario, vedendomi entrare, si è avvicinato per farmi notare gli incredibili effetti prospettici realizzati da Giuseppe Marzetti, pittore viterbese: accompagnandomi lungo la navata, le colonne dipinte sul soffitto parevano spostarsi, allungarsi, modificare le proprie proporzioni, mentre le finestre pitturate ai lati sembravano stendere la propria ombra a seconda del punto di vista.
Le opere più rilevanti mi sono sembrate la Decapitazione del Battista, affrescata da Domenico Corvi nel 1756, e due figure monocrome ai fianchi dell’altare, rappresentanti la Scienza e la Religione in eterna contrapposizione, nate dalla mano di Sebastiano Carelli di Montefiascone nel 1772.

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Ma la vera chicca non l’avrei notata senza il solerte volontario, che mi ha “costretto” a violare il tabù dell’altare e mi ha fatto accedere all’Oratorio, dove è sito l’enorme Stendardo della Confraternita…semplicemente un capolavoro, realizzato da Giovan Francesco Romanelli, pittore molto attivo alla corte del Re Sole per conto del cardinal Mazzarino, tanto da aver affrescato due sale del Louvre.

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Romanelli è stato pure l’autore del dipinto (raffigurante San Lorenzo prima di salire sulla graticola) presente nel coro barocco nascosto all’interno del Duomo di Viterbo.
Perchè nascosto?
Con orrore e raccapriccio, la guida ha riferito del disastroso restauro effettuato negli anni ’50: causa la mancanza di fondi, non sarebbe stato possibile rimettere in sesto le ricche raffigurazioni barocche, graffiate e rovinate da una bomba caduta sul tetto della chiesa nel 1944; così, invece di lasciarle al loro posto aspettando tempi migliori, si è deciso di ridefinire lo stile del Duomo secondo le antiche forme romaniche…strappando dalla parete gli affreschi e murando le cappelle e il coro barocco, ora accessibile solo tramite la visita guidata.
Fortunatamente, a maggio di quest’anno, il FAI si è adoperato per riaprire una delle cappelle laterali.

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A fianco del Duomo, il Palazzo dei Papi incornicia elegantemente il lato nord di Piazza San Lorenzo. La loggia aperta sul vuoto è incantevole, mentre la Sala del Conclave risulta completamente rimaneggiata.
Il luogo è carico di Storia, una storia caratterizzata da parti serie ed altre quasi divertenti!
Il Palazzo fu costruito nel 1255 per volere del Capitano Raniero Gatti, a conoscenza del fatto che il Papa di allora volesse scappare da Roma, essendo assillato dai moti popolari e dalle trame cardinalizie. Due anni dopo, infatti, Alessandro IV decise di asserragliarsi proprio a Viterbo, in quanto la città gli era favorevole e possedeva un solido impianto di cinte murarie (senza contare che il Palazzo era stato dotato di tutti i comfort…tra cui l’acqua, portata alla fontana della Loggia attraverso una deviazione della conduttura originaria ed un impianto di risalita).
Ad Alessandro IV seguirono i papati di Urbano IV e di Clemente IV (eletto a Perugia, dato che la morte di Urbano IV avvenne in quel luogo, tornò poi a Viterbo e fece realizzare la loggia gotica).
Quest’ultimo morì nel 1268. A quel punto, i 18 Cardinali elettori si presentarono a Viterbo per eleggere il nuovo Papa, ma si divisero in posizioni inconciliabili: 9 cardinali avrebbero voluto eleggere un Papa francese, gli altri 9 uno italiano. Per 33 mesi non ci sarebbe stato nessuno a ricoprire il Soglio pontificio (fu la più lunga elezione papale che la Storia ricordi e il museo della Zecca di Viterbo conserva esemplari delle monete battute al tempo, prive dei simboli papali)!
Eppure i cittadini viterbesi si prodigarono molto affinché i porporati si decidessero, in quanto erano costretti a provvedere al loro sostentamento: nel 1269 la situazione precipitò, nonostante l’intervento di (San) Bonaventura di Bagnoregio…il podestà decise di serrare le porte della Sala (si trattò del primo “conclave” della Storia…i cardinali furono infatti chiusi “cum clave”).
Ciò non fu sufficiente, si provò a scoperchiare la Sala sperando che gli agenti atmosferici avrebbero portato alla decisione…evidentemente l’attaccamento dei Cardinali al potere era tale che non presero in considerazione la cosa. Nemmeno quando furono ridotti a pane e acqua.
Nel 1271 le cose mutarono solo perché morirono due cardinali favorevoli al Papa francese…ma fu eletto Gregorio X, al tempo impegnato in Terra Santa. Evidentemente speravano che morisse lungo la strada XD … e invece sopravvisse, ed emanò l’enciclica “Ubi periculum”, dettando le regole dei successivi conclavi per evitare che ricapitasse una situazione simile, regole che valgono ancora oggi.

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Come si concluse tutto ciò? Perché Viterbo non rimase la residenza dei Papi?
Dopo Giovanni XXI (detto “il Papa medico”, che morì per il crollo del tetto, verificatosi per l’esplosione di un composto su cui stava lavorando…tutto detto…), fu eletto Nicola III, un Orsini interessato a far spostare nuovamente la sede a Roma, dove la sua famiglia deteneva un forte potere. I viterbesi, preoccupati che la sede cambiasse, fecero pressioni (armate…entrarono armati in cattedrale) affinché il successore fosse un francese, certamente meno propenso ad andare a Roma.
Ed effettivamente il nuovo Pontefice fu francese, Martino IV. Egli, però, particolarmente adirato con la popolazione che aveva violato armata un luogo sacro, scomunicò i cittadini e si trasferì ad Orvieto.

Poco dopo, nel 1325, l’ennesima beffa: la loggia gotica crollò dal lato di valle in seguito ad un terremoto, portando con sé pure il tetto.

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