LUOGHI PER UN DIVORZIO – 2° GIORNO

TUSCANIA

Dopo la firma, è tutta una strada in discesa.
Consapevole della differenza tra il percorso su cui avrei potuto proseguire e quello che invece ho intrapreso, mi infilo tra le stradine cunicolari di Tuscania.
Qui abita il mio – ora sì – ex marito, e di certo ha scelto un luogo migliore rispetto a quello dove abitavamo assieme, l’impervia e sperduta Laverda di Lusiana, in Veneto: l’aria non è grigia, umida e triste come lassù.
Anzi, la temperatura è perfetta per un’escursione, una passeggiata da Santa Maria Maggiore, a San Pietro e poi indietro fino al centro del paesello.

La fortuna è dalla mia parte: sia Santa Maria Maggiore che San Pietro sono aperte.
Non è sempre così, le chiese sono gestite da volontari, che non possono stazionare h24; non parlate di Soprintendenza a queste persone, potrebbero offendersi.
Santa Maria Maggiore si trova ai piedi della collina dominata da San Pietro, il suo aspetto abbozzato resta tale a ricordare il terremoto che l’edificio ha subito il 6 febbraio 1971; alle 19.09 Tuscania si ritrovò a scavare tra le macerie per recuperare 31 corpi dei propri concittadini.
La facciata colpisce per i colori contrapposti e l’austerità romanica, ma il brivido giunge all’interno.
Lascerò parlare le immagini, l’opera di Gregorio e Donato d’Arezzo non è replicabile in forma scritta.

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San Pietro è suggestiva, ma dal belvedere di Tuscania ha un fascino fuori dal comune. Lo sfondo in cui si staglia è quello delle colline percorse da Vittorio Gassman in Brancaleone.
Le torri di difesa la fiancheggiano, il muro di cinta scivola lungo il pendio. La Via Clodia, insomma, era ben sorvegliata.

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CAPRAROLA

Dopo aver pasteggiato a tortini di zucchine e speziatissime patate “alla paracula”, vado a riprendere l’auto per valicare i monti Cimini.
Dalle nocciole ai castagni, gli alberi sono talmente carichi da piegare i rami verso l’asfalto.
Qui e là altri oliveti, anche dopo aver scollinato; proprio quegli oliveti attaccati quest’estate dalla mosca olearia, che ha messo in ginocchio i produttori di extravergine.

Lascio i territori degli Aldobrandeschi e accedo ai Feudi dei Farnese.
Si parla tanto dei Borgia, senza prendere in considerazione i sotterfugi delle altre famiglie del potere romano: un esempio fu l’episodio di Giulia, detta “la bella”, spinta dal marito Orsino Orsini tra le braccia di Alessandro VI per assicurare una rapida e lunga carriera ecclesiastica al fratello Alessandro Farnese.
Mentre attendeva di salire al soglio pontificio, Alessandro si diede alla realizzazione di un enorme palazzo pentagonale sulla sommità del borgo di Caprarola; dal 1534 la Storia lo ricorderà col nome di Paolo III, il Papa solerte, il costitutore dell’Ordine dei Gesuiti (1540), della Congregazione del Sant’Uffizio (1542) e del Concilio di Trento (1546).

Caprarola viene affidata al nipote, il cardinale Alessandro juniore nel 1547.
E’ un cardinale “ammanicato”: non solo gode del favore dello zio Papa, ma è nato dal ben ponderato matrimonio tra Pier Luigi duca di Castro e Margherita d’Austria, figlia di “un certo” Carlo V…
Porterà lui la fortezza al massimo splendore, affiancato dall’umanista Annibal Caro, che traduce su carta il programma pittorico per le decorazioni.

Tali decorazioni lasciano letteralmente di sasso, viene da citare il Borromeo in visita alla villa: “Che sarà il Paradiso!”
Ogni pertugio ha un colore, ogni anfratto un’immagine. Viene il mal di mare a salire le scale affrescate, la claustrofobia a passare il corridoio stretto decorato da fronde di fogliame.
La fontana della Sala di Ercole paralizza, potesse sgorgare l’acqua sarebbe un tripudio. Sopra la fontana, un ciclo di affreschi: Ercole viene sfidato ad una prova di forza dai pastori del luogo ed egli scaglia la sua lancia nella terra. Nessuno riesce ad estrarla, neanche unendosi. Ercole la riprende in mano e dal buco nel terreno escono litri e litri d’acqua, fino a che i contadini scappano sulle alture circostanti per non annegare.

La mia passione cartografica ed esplorativa può trarre nutrimento dalla Sala Mappamondo.
Alle pareti sono rappresentate le quattro parti del mondo scoperte dai più grandi navigatori dell’epoca, ovvero Vespucci, Magellano, Marco Polo, Colombro e Cortez (i loro ritratti ne sottolineano l’importanza).
Il messaggio è chiaro: la centralità della Chiesa, la contestualizzazione dei valori spirituali universali in epoca di conquiste missionarie nel Nuovo Mondo e in Oriente.
Sulla volta domina una mappa stellare, con animali fantastici dell’astronomia antica e con i segni zodiacali.

P1080096Attentamente analizzo la cartina dell’Europa, affiancata dall’immagine del personaggio che con la mano destra sorregge il mondo e con la sinistra una spada, simboli di potere e conquista.
Mi soffermo sull’area del mio studio quotidiano e sorrido: sotto la scritta Polonia, compare la dicitura “Russia” al posto dei nomi delle varie regioni: la Galizia è Russia, l’Ucraina è Russia…mentre la Russia odierna non viene definita tale, ma “Moscovia”.
Lo sapesse Putin… 😀

Stranamente, appaiono due nomi: Trieste e Duino. Ciò che oggi l’Italia dimentica, allora era bene nella mente di un cardinale romano…

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RONCIGLIONE

Sta già calando il sole e la sera incalza.
L’ultima tappa è un luogo da parole crociate: “vi si svolgono il Palio della Manna e quello di San Bartolomeo”. Una volta conoscere questo paesino di 8000 abitanti era un must, ora è parte di un oblio diffuso.
Parcheggio nella piazzetta più alta, perché mi attira la fontana con degli unicorni scolpiti.
Percorro qualche viuzza, sperando di catturare qualche ultimo scatto prima di tornare alla mia stanza nel convento di Viterbo. Alcuni tratti carini, ma nulla che…volto lo sguardo a sinistra e l’Italia intera mi si presenta davanti, l’Italia studiata da De Martino, l’Italia povera che partecipa alle processioni e crede ai miracoli!
Imprimo la cartolina sulla pellicola e poi corro a respirare l’aria di quelle vie aggrappate alla parete rocciosa.

Ora mi sento davvero un’antropologa…

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