La mente registra anche quando pensiamo di non voler sentire

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Mi sono rimessa a guardare “ITIS Galileo”, lo spettacolo di Marco Paolini che ero andata vedere direttamente a teatro, allo Strehler, tre anni fa.
Ricordo l’emozione di aver avuto a pochi metri di distanza uno dei miei miti, per cui a dieci anni continuavo a tirare indietro i nastri delle videocassette per cogliere frasi che ancora non comprendevo appieno.
Vorrei provarla ancora, quell’emozione, perché non cesso di visionarne i video con fame di contenuti e di concetti
E’ pure il motivo per cui sono rimasta accanto a Carlo anche se all’inizio non volevo una storia, non più, non allora.
Ma c’era “Vajont” tra di noi.

Dicevo, stasera ho riassaggiato un pezzo di “ITIS Galileo”, dopo tre anni.
E durante alcune frasi, mi è balzato alla mente quel nome, prima che lo citasse. Un nome chiaro ad uno studente di filosofia.
Ed io, teoricamente, sarei fra quelli che snobbano la filosofia…
O no?

Perchè vi ho letto Tolomeo in questo posto, prima di cominciare Galileo?
Ma ci sarà un motivo per cui tutte le mattine ancora oggi sono forse milioni le persone che vanno a consultar le stelle fisse di Tolomeo per farsi un oroscopo come se Galileo e Copernico non fossero nemmeno passati, perchè lo fanno?
Perché me piase, perché è bello, il mondo di Aristotele è bellissimo, non esiste il vuoto, è tutto pieno: il mondo è fatto a balle e noi viviamo in quella al centro. Non è male, come visione del mondo.
Nel mondo che propone Copernico, le cose cambiano…diventiamo “pianeta”, “errante, vagabondo”. Nel mondo proposto di Aristotele eravamo tutti residenti in centro, nel mondo che propone Copernico diventiamo “senza fissa dimora” e non è un cambio vantaggioso.
Lo sa, Copernico, che nell’introduzione del suo libro mette una supplica al Papa, perchè…non se sa mai…

“Io per tre volte nove anni ho aspettato a pubblicare questo libro. Ora basta.”

Audace, rivoluzionario, sì. Ma il mondo che immagina è sempre piccolo, è uguale a quello di Aristotele, ha fatto il cambio: ha messo il Sole al posto della Terra ed è rimasto stretto, l’universo.
C’è qualcuno che se l’immagina più grosso, c’è qualcuno che osa immaginare altri mondi possibili, sì: in quegli anni c’è uno che lo scrive:

“Infinita la mole dell’universo, invano si cerca centro o circoferenza universale.”

Lo scrive in un libro chiamato “La cena delle ceneri”…ed è esattamente quella la fine che gli fanno fare.

Antropologia mi sta facendo male…mi invita a cena di filosofi e linguisti…dannazione!

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