Gorizia perde il Festival Vegetariano

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Mentre la percentuale di vegetariani in Italia sale al 6%, Gorizia volta le spalle al Festival Vegetariano, manifestazione che nel 2014 ha portato nella città più periferica del Paese ben 30.000 persone.

Dati alla mano “l’ultima edizione del Festival è costata circa 200mila €, con 80mila € di entrate dirette, un sostegno degli enti pubblici di 56mila € e 70mila € messi di tasca propria dall’azienda promotrice, Biolab, per coprire il resto delle spese. Eventi culturali di questo genere sono considerati virtuosi se finanziati per il 60% da investimenti privati e per il 40% da contributi pubblici. Il sostegno pubblico al Festival nel 2014 è stato del 25%.” (Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd di Gorizia)
E Santinelli (l’organizzatore e il fondatore dell’azienda Biolab) getta la spugna.

Visto l’andamento delle varie edizioni, in pochi anni il gettito Festival avrebbe potuto diventare direttamente positivo, senza contare i ricavati delle attività e delle imprese goriziane in generale.
Quante edizioni ci sono volute, affinché un’altra manifestazione come Gusti di Frontiera potesse titolare “l’esercito dei 400mila”?

Romoli, abbandoni quel maledetto ascensore per il Castello e dia una mano a quell’eroico don Chisciotte che è Santinelli.
Questo non può essere un paese per vecchi.

– Commento su ForumGorizia:
“Leggendo questi commenti rimango allibita. Quella che dovrebbe essere considerata una tragedia, viene glissata in modo scherzoso.
Il trend del biologico e dell’alimentazione vegetariana è in crescita in tutta Europa e il Festival potrebbe diventare in pochi anni un nuovo Gusti di Frontiera; per fare ciò servono anni e contributi comunali, regionali e statali.
Ma noi goriziani no, dobbiamo perdere questo evento come tanti anni fa voltammo le spalle all’Hobbiton, solo perché non era considerato dagli incartapecoriti sufficientemente elevato ed intellettuale per i nostri standard.
Possibile che i vecchi piangano sugli espatri e i trasferimenti nel resto d’Italia dei loro figli e nipoti…e non si rendano conto che sono proprio il classismo e le ordinanze per il silenzio serale che fanno morire quella che – sia chiaro – è la periferia più periferia d’Italia? (della serie: se non ci aiutiamo da soli, inutile sperare in un intervento romano di qualsivoglia tipo)”

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