“Il frico e la jota” – Remake

Si chiama Tommaso, ha 30 anni ed è stato cacciato da una ditta non più sua.
Cacciato due volte: dal mercato – questo fantasma, questa nuvola che ha oscurato la Regione – e dal nuovo paròn – più visibile, tangibile, accusabile – .
Come ogni friulano, può vedere il capannone dalla sua casa in campagna. Il nonno ha fatto tutto con le sue mani, il capannone e la casa.
“Era tutto d’un pezzo, durante la Guerra faceva avanti e indietro dall’Istria in bici, ma non era una spia, andava solo a trovare i suoi genitori, contadini di Buje.”
Ma quindi Tommaso si ritiene italiano o croato?
Qui non c’è differenza, Gorizia è dietro l’angolo e della frontiera è rimasto un recinto arrugginito.
Ogni tanto qualche turista passa, fotografa, medita qualcosa sulla metafora del confine e va via.

Cosa resta del Nordest in cui pedalava Rumiz nel 2001?
Il racconto narrava di un’altra terra, di un’altra fase:

“E’ deserta la cittadina mentre l’attraverso in souplesse, non c’è nessuno sotto il sole di maggio. Tutti in capannone a produrre. Sedie, milioni di sedie. La comunità intera sogna e lavora solo in rapporto a quell’oggetto. C’è da capirla: da lì ha avuto ricchezza e affrancamento. Solo che adesso la Cosa è accettata anche come destino, ha sostituito Dio. Quel monumento comanda: non avrai altre Cose al di fuori di me, non tradurrai il profitto in altri oggetti, reinvestirai il denaro tuo solo per riprodurmi e moltiplicarmi.”

1_14329_Sedia_gigante_ManzanoTommaso non produceva sedie, ma bulloni per le paratie delle navi. Una misura, una confezione, un prodotto…uno solo che rispondesse alle richieste di Fincantieri.
Chiedi e ti sarà dato…

Proseguiva, Rumiz, traendo dalla sua sfera di cristallo una predizione…ombre provenienti da Ovest:

“Ma tutta l’Italia è dominata da oggetti-tiranni, è diventata un arcipelago di distretti che producono monoteismi assoluti e incomunicabili. (Il Friuli) E’ talmente impegnato a far funzionare la macchina dell’economia che non ha tempo per guardarsi attorno e riflettere. Forse non vuole pensare che al suo gigantismo economico corrisponde, come mai in passato, un nanismo politico che lo rende fragile, esposto ai colpi di vento.”

Il peccato originale del monoprodotto si è abbattuto sui filari di cemento, quello del monocliente ha diseredato i discendenti.
Rimane solo l’orto dietro casa, rimasto preda dei rovi.
Tommaso si infila i guanti, indossa gli stivali in gomma e mi accompagna al cancello:
“Scusa, ripassa fra qualche ora che ti offro un caffè.”

Tommaso non ha rancori…
Da contadino a operaio, da operaio a contadino.
Il cerchio si chiude.

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– testo tratto da: Rumiz P., “Il frico e la jota” (racconto 2001) in E’ Oriente, 2005, Feltrinelli, Milano

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