Le rovine di Brody

Scorrendo col dito sulla carta geografica, scala 1:150.000 di cirillici caratteri, mi imbatto in quella cittadina. Pidkamin è a venti chilometri e sto per continuare il percorso visivo, quando ritorno sul nome della macchia color гірчиця, senape.
Il luogo è isolato da mari verdi, poche linee dipartono da lì: una verso Kiev, l’altra verso L’viv e l’ultima, che già evoca strade “asfaltate” decorate da crateri lunari, verso Ternopil’ e la nostra meta, Kamyanets-Podilski, sosta Pidkamin.
Il nome che mi ha colpito è Brody.

Mi lascio andare sullo schienale della sedia, appoggio il mento sulla mano chiusa a pugno. Sto pensando eppure non riesco a ricordare.
Suvvia, Brody…già sentito…
Mi arrendo e mi affido a google: in italiano non trovo, in inglese nemmeno, in ucraino, forse? Ed eccola lì la spiegazione, accompagnata da un’immagine fangosa, non proprio invitante. E quella parola che non capisco: Рот, Rot…continuo a leggere e mi metto a ridere, perché la traslitterazione sarebbe Roth…sì, Joseph Roth.
Chi si sorbisce i miei discorsi si vedrà sanguinare le orecchie a questo nome, chi segue qualche mio post ricorderà questo -> link .

IMG_5154

Da area di passaggio, Brody diventa tappa obbligata. Avviso Karlo che dovremo fermarci due volte, domani.
Alza gli occhi al cielo, ma si fida.

Il giorno dopo si parte con la convinzione che la Punto macinerà in fretta i chilometri che ci separano da Kamyanets, ma dei lavori stradali frenano l’entusiasmo…non abbiamo idea del fatto che siano estremamente necessari, il peggio ci sorprenderà sulla via per Ternopil’.
Quando arriviamo all’altezza di Brody, svoltiamo per il centro…non so dove sia il ginnasio che ha frequentato Roth, nè se effettivamente sia rimasta qualche traccia dello scrittore, ma l’importante è esserci, respirare l’aria del suo luogo di nascita. Ah, come sono felice di essere in Ucraina in auto, ovvero senza briglie!

Alla ricerca dell’edificio giusto, quello che ci si para davanti è sorprendente e terribile. Per descriverlo servirebbero le capacità di un poeta del sublime.
Non lo sono, mi risparmio.

IMG_5146

WP_20150801_12_15_27_Panorama (2)

E’ magnifico, ma all’inizio non comprendo. Parcheggiamo e ci avviciniamo, anche se la curiosità che ci circonda è doppia: quella nostra per l’edificio e quella degli abitanti di Brody per due italiani dai tratti strani: i nostri volti polacchi e croati non si conciliano con la gestualità italiana.
E poi che ci fanno due così QUI? La solita domanda, ma non ho tempo di rispondere, perché ho il blocchetto già in mano.

E’ una sinagoga, ridotta in macerie. Forse è in questo stato dal 1942.
Mi appunto una riga d’inchiostro: “nessuna targa, nessun simbolo”.
I regimi non hanno permesso a questa terra di ricordare e adesso trovare l’uomo che spieghi tutto ciò sarebbe davvero difficile. Ma serve sempre una spiegazione? E’ davvero necessaria?
Decido che no, stavolta ho diritto anch’io di ammirare l’ignoto e gustare il contrasto amaro e dolce dell’incontro con il primo segno che questa era una terra di shtetl.
Sono settimane che vivo le strade di L’viv e solo in questa cittadina ritrovo le atmosfere di Singer e Roth, ma urtate dalla cruda realtà.

Sono passati settant’anni, eppure le rovine continuano a deteriorarsi.
E forse va bene così, forse questo squarcio, questa visione attraverso il tempo mi colpisce di più che un edificio ricostruito con l’intenzione di far riflettere, senza riuscirci, una generazione che ormai non si interroga e dà per scontata la pace.
Ancora una volta la veracità ucraina si distingue in pienezza di significato.

Vi lascio con il “solito” Rumiz che narra di Galizia:

“Una terra straniera e senza mare, segnata da nevicate lunghe e silenziose, fiumi divaganti e colline basse dove la sera piccole luci disegnano la topografia dei vivi e dei morti. Un arcipelago di boschi e villagi, segnato dai fili di fumo azzurro dei comignoli, con chiese e sinagoghe di legno dal tetto simile alla chiglia di una barca capovolta. Uno spazio di slitte e di maghi, oche immacolate e grandi, robusti cavalli. Ne vedo i tramonti incendiari,le lune smisurate nelle pozzanghere, i bivacchi degli eserciti.
Ne sento il rimbombo dei ponti, lo sferragliare dei treni notturni fra villaggi cristiani e Shtetl ashkenaziti. L’ho immaginata a lungo, prima ancora di incontrarla nel mio lungo viaggiare, o forse ancor prima di nascere. E’ il cuore della mia Europa.”

IMG_5149

Annunci