Un commento attendendo (il) domani…

(for english version see below)

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Timothy Snyder ha dato alle stampe il suo nuovo libro Terra Nera. L’Olocausto tra Storia e presente.
Domani sarà disponibile in tutte le librerie edito da Rizzoli.
Del contenuto, quantomai intricato, ne parla Mieli in questo articolo -> link (pag.6)

Il punto proposto da Mieli è questo: la guerra non si è mai davvero conclusa e ha sempre visto la solitudine, l’isolamento degli ucraini.
Da quel che posso notare attraverso le ricerche che sto conducendo, questa solitudine si sta finalmente sfaldando grazie a fonti di informazione e di relazione create in primis da internet, ma le trame geopolitiche appaiono sempre più determinanti, gettando nello sconforto questi nuclei di associazionismo e questi flussi di idee.

Non credo sia così, non credo che la geopolitica possa operare a prescindere dalla volontà del cittadino, ma la quantità e la solidità devono essere inamovibili di fronte alla qualità impositiva della politica internazionale.
Gli ucraini hanno sempre dimostrato un esemplare coraggio e un’indimenticabile determinazione nell’esprimere il proprio dissenso, sia durante il lungo processo di nation building che ha attraversato tutto l’Ottocento e la prima parte del Novecento, sia con la Rivoluzione Arancione e quella della Dignità; rischiano di vedersi scippare questa caratteristica nel momento in cui può essere supportata da altre risorse…umane, culturali e accademiche.

Sono risorse che provengono dalle varie diaspore, oppure dal contatto sempre più frequente con le università europee ed americane: questi scambi e interazioni creano conoscenza e rispetto tra le parti in causa.
Sono risorse da preservare, a patto che i valori europei, che gli ucraini stessi ci ricordano col loro operato, e proprio a partire da quella fertile terra terra, che nasconde in sé il segreto di milioni di vite spezzate, siano agiti e costruiti in una direzione sempre più umana.
Agiti e costruiti: anche “noi” europei dobbiamo ricordarci che tutto cambia. Sta a noi decidere come.
E questa creatività è la vera e unica arma contro il grigiore che ci aspetterebbe oltre il confine, nella rassicurante possibilità di cedere le nostre decisioni all’ “uomo forte”, all’ “uomo unico”.

Ci sono persone che vorrebbero privarsi delle conquiste umane per non crescere mai, per rimanere ancora bambini. Perché il mondo là fuori fa paura. Ma è quella paura che porta i figli a dover combattere.
E spero che le persone non ci vogliano più stare, a questo gioco.

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Una donna piange il fidanzato caduto a Maidan. Lui, che l’Europa la voleva davvero.

Timothy Snyder had finally written his new book, Black Earth: The Holocaust as History and Warning.
The new product of an incomparable historian as Snyder will be published just tomorrow, however, an italian historian has written an article about it -> here is the link (page 6)

Paolo Mieli points out this topic: the war never ended and history has seen the Ukrainians every time isolated from the others.
I’m conducting a research through Ukrainians in Italy and I think that this isolation is starting to be fragmented  thanks to information and relationships created in primis using the internet. But the geopolitical situation and the decisions of the “leaders” might appear so determinated, that the associations and the flux of ideas could be interrupted by discouragement.

I don’t think that geopolitics can operate without taking consideration of citizens and populations, but the quantity and the solidity have to be firm in front of the “impositive” quality of the international governments.
Ukrainians have demonstrated every time an exemplary courage and an unforgettable determination for express their dissent, during the nation-building process of ‘800 and ‘900, during the Orange Revolution and during the last revolution, the Revolution of Dignity.
But they are risking to lose these qualities just in the meantime that they are supported from other, new resources…human connections, cultural links, and academic collaborations.

They are resources that come from various diasporas or from the bridges created by Ukrainian, European and American universities: these shares and interactions create knowledge and respect through each part.
These connections have to be preserved and protected…but only in case that the European values, that Ukrainians remember to us with their actions (maybe directly from that black earth, black soil that covered millions of victims) will be acted and constructed in a positive and human direction.
Acted and constructed: also “us” as Europeans have to remember that all change. But we have to choose “how”.
This creativity is the only weapon against the grey perspective that could wait us over the border, promising us to have no responsibilities from now till the end of time.

There are people which would resign this capability, because they wouldn’t like to choose, they would like to not grow up. Because the world outside can be frightening. But it is this fear that irremediably conducts sons at war.
And I wish that more and more people, in the future, will desire to quit with this type of “game”.

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