“Assaggi” di èStoria – La zona monumentale del monte San Michele

Venerdì 20 maggio, al Museo di Via Santa Chiara a Gorizia, è stato presentato il libro “La zona monumentale del Monte San Michele”.
L”intervento di Mara Cernic ha aperto il convegno. La vicepresidente della Giunta provinciale di Gorizia ha spiegato l’importanza della pubblicazione di questo volume all’interno del progetto Carso 2014+.

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Carso 2014+ è stato concepito per valorizzare il territorio del Carso sia dal punto di vista ambientale che da quello storico e il significato di quel “+” contiene in sè l’intento di traguardare il centenario dall’inizio della prima Guerra Mondiale: l’obiettivo è costruire nel futuro un’identità per cui la pace sia un elemento imprescindibile.
Per fare ciò è però necessario recuperare la memoria storica e la cultura ambientale di tre luoghi in particolare: il monte San Michele, Redipuglia con il suo sacrario e Doberdò.
Il progetto si aggancia ad altri due: “Pot Miru”, una fondazione nata a Kobarid (Caporetto) per valorizzare tutta l’area del fronte dell’Isonzo in modo transnazionale, e l’organizzazione “European Green Belt”, che si occupa dell’intera area in cui passava la cosiddetta “Cortina di Ferro”, infatti ci si è resi conto che proprio quelle terre di nessuno sono praticamente diventate una fascia naturalistica incontaminata e visibile dai satelliti.
Ecco il perché della centralità del Carso: queste rocce hanno fatto da sfondo alle Guerre Gradiscane del 1500, alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale e alla Guerra Fredda.
Ed ecco perché lo studio di Marco Mantini riveste un ruolo di primo piano.

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La sala è gremita, al Museo di via Santa Chiara

L’autore sottolinea un aspetto centrale del suo volume: non si è trattato solo di ricostruire il percorso storico di un luogo, ma di individuarne gli aspetti “umani”. Le nuove teorie storiografiche si stanno infatti intrecciando con la geografia umana e l’antropologia e ciò fa emergere nuove sfaccettature di temi che sembrano già esauriti.
Per quanto riguarda San Michele, la nuova storia narra di tutto ciò che accadde DOPO la Prima Guerra Mondiale: i discorsi, le pratiche, i simboli che scaturirono da quel luogo nel momento in cui sembrava che nulla più potesse succedere.
E quindi monumentalizzare l’area o no? La discussione parte da subito, nel 1919. Su questo dibatte mezza Italia, Parlamento in primis, e ad ogni periodo la sua Weltanschauung.
Ma attorno a quest’area ruotano le vite di molte persone, dai pellegrini, alle famiglie dei caduti, ai primi recuperanti…e questi primi recuperanti non sono collezionisti o appassionati, ma bambini che devono raccattare il ferro per poter dare da mangiare alle proprie famiglie, andando incontro alla possibilità di morire a causa di una granata inesplosa o degli spari del guardiano.
E poi ci sono i nomi che cambiano e che stanno tuttora cambiando, le toponomastiche che oscillano tra italiano e sloveno.
E i turisti, ogni decennio diversi, dagli intenti più vari e dalle motivazioni personali mutevoli.

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Il “bottino” conquistato dopo 4 giorni di èStoria…

Di tutto ciò tratta dunque il suo “La zona monumentale del Monte San Michele”.
Parla di paesaggio, guerra, uomini, memoria e turismo.
L’ho acquistato immediatamente, anche per il grande valore aggiunto della minuziosa ricerca d’archivio svolta da Mantini e della notevole quantità di materiale fotografico presente. Non vedo l’ora di leggerlo con attenzione appena terminerò il paper per Antropologia dell’Europa, di cui vi parlerò nei prossimi giorni.

Se voleste partecipare ad altre presentazioni del volume edito da Gaspari, il 30 giugno alle ore 20.00 l’autore sarà alla Lokanda Devetak in Via Brezici 22, a San Michele del Carso.

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