Il Best che c’è in te

Si conclude oggi pomeriggio la fiera (die Messe) che si propone di guidare i giovani austriaci verso il mondo dell’università e del lavoro.

Ieri ho passato qualche ora tra i padiglioni dello Stadthalle – genericamente inaccessibile, dati i prezzi stratosferici degli spettacoli – per comprendere meglio come si strutturi il mondo del lavoro austriaco.


I padiglioni erano brulicanti di liceali, accorsi da tutti gli angoli dell’ex Regno. Fate conto che certamente ero la più vecchia, tant’è che qualche promoter mi ha guardato con aria interrogativa… se non di sufficienza.

In effetti la disoccupazione in Austria è assai bassa per gli standard italiani (6% contro 14%) e l’idea che a 27 anni non hai ancora trovato una strada può apparire alquanto strana agli occhi dei “nativi”. Parlo di “una strada”, perché la flessibilità – e persino la gioia – con cui gli austriaci cambiano drasticamente lavoro e competenze è quasi disarmante. Nella loro testa il concetto è: “Intanto inizia, poi se non ti piace eccoti i corsi serali per cambiare prospettive.” Tanto un lavoro lo trovi.


Per quanto abbia viaggiato, mi risulta difficile fidarmi di questa idea. Inoltre le scritte che accompagnano i cartelloni pubblicitari delle banche (Er ist investiert) significa “Abbiamo investito su di lui”, ma maccheronicamente suona come un minaccioso “È stato investito”. In sostanza, il mondo al di fuori del confortevole ambiente accademico mi fa paura, ancor più se è da affrontate (ist ansprechbar, bello il passivo i -bar) in una lingua imparata da ottobre.

Questo l’ambivalente significato del Best* per una migrante in cerca d’ispirazione: opportunità VS uscita dalla zona di comfort zone. Il risultato sarà dato solo dalla capacità di affrontare tutto con coraggio, vivendo momento per momento, sapendo che ogni passo porta alla casetta mitteleuropea, il giardinetto con il gazebo e la griglia, il marmocchio trilingue e quell’uomo barbuto e rompiballe, ma di cui non posso fare a meno.

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