Come fare carriera senza stressarsi troppo – Sull’auto-aiuto

Ieri sera gran divertimento al Volksoper 🙂 e per la misera cifra di 3€!!! (Più 1,3€ di guardaroba obbligatorio… ma tant’è…).

In scena Wie man Karriere macht ohne sich anzustrengen, ovvero come si può fare carriera senza stressarsi troppo. Il musical di Frank Loesser – premiato con Tony Awards e Pulitzer – ha visto la luce nel 1961 e ancora oggi è molto popolare.
Non a caso: tra frizzanti battute e rapidi cambi di scena, la rappresentazione racconta la vicenda di un lavavetri determinato a fare carriera. Grazie ai consigli di un manuale di auto-aiuto (das Selbsthilfebuch), il giovane tenta di scalare le posizioni di una impresa internazionale senza fare appello a capacità effettive, ma solo a parlantina e relazioni sociali, il tutto nei toni di una esilarante parodia del Sogno Americano.

Eppure ci sarebbe poco da ridere.
Riflettevo in questi giorni su come dagli anni ’60 la situazione sia alquanto peggiorata su questo fronte: internet pullula di consigli su come migliorare le proprie capacità comunicative per poter presentare progetti in realtà privi di contenuto, ma che si sorreggono sul “sapersi vendere” e riuscire ad essere nel posto giusto al momento giusto.
Certo, anche per queste cose ci vogliono delle capacità che non tutti hanno, ma forse ci si dovrebbe interrogare di più sui motivi di crisi finanziarie come quella del 2008, perché tra di essi è presente la volatilità del soldo privo di una base materiale su cui fondare il proprio valore.

La percepita aleatorietà di internet sostiene il trend nonostante la batosta. Nel costante disconoscimento dello stretto legame che intercorre tra vita reale e virtuale, dimentichiamo spesso che le nostre decisioni su internet possono avere un valore effettivo e portare allo sfascio la realtà effettiva.
L’incremento di figure professionali dedite a impacchettare meglio prodotti per impacchettare meglio altri prodotti ancora, il più possibile virtuali e che quindi non richiedano un costo di realizzazione, naviga nella direzione della capacità VS la vendita della “fuffa”.
Sia chiaro, nulla in contrario a moderati livelli di “indoramento della pillola”, ma la questione è: fino a quanto si potrà andare lontano?

L’espressione più evidente di questo mondo di fuffa è proprio il manuale di auto-aiuto. Date una rapida occhiata ad Amazon e ne troverete a migliaia, mentre su youtube i video sull’aumento della propria produttività (die Leistungsfähigkeit) si sprecano. Il fatto è: chi sono gli autori? E quali sono le conseguenze?

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In passato avevo avuto per le mani questo romanzo di Will Ferguson, un distopico ambientato in un’epoca molto molto vicino a noi: cosa accadrebbe se fosse pubblicato un manuale di auto-aiuto in grado realmente di cambiare la vita di ogni persona che lo leggesse? E chi ne è l’autore?
Il cieco affidarsi alle parole di qualcuno all’inseguimento della propria individuale e singola fortuna porta al collasso della società, priva di reciprocità (ohne Gegenseitigkeit).
Così il protagonista del musical, che continua a postporre il proprio matrimonio con la segretaria perché impegnato nell’ascesa ai massimi vertici – e ovviamente la segretaria è ben felice di lasciare spazio al suo sempre più ricco amato (ihren immer reicheren Verlobter) – .

Certo, il musical ha un finale tipico della scena di Broadway: luci, colori e qualche risata. La conclusione di Ferguson è invece molto più cruda, con il protagonista consapevolmente paralizzato in una situazione paradossale di solitudine e infelicità nella felicità umana più totale.

Eppure questo contesto non è da relegare alla fiction: quanti di noi stanno già ora rinunciando a qualcosa alla portata di mano – e che ci magari ci renderebbe più felici vicendevolmente – per partecipare alla corsa alla fuffa? E quanti di noi sono impegnati in questo percorso con un manuale a portata di mano, un manuale che ci spinge a fare di più dell’umano, descrivendoci impossibili vite di autori di successo… ma che non conosciamo davvero?

PS: Ich bin stolz auf mich! (Sono fiera di me!) Ho infatti capito circa il 70% di quanto detto durante la rappresentazione 😀 Via così!

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