Confini mobili e dove scovarli

Cit: “E Nova Gorica, ora, è fasissssta!”


Parlavamo oggi col Č che la percezione del confine muta, nella testa degli italiani (e non solo, ovviamente, ma qui mi concentrerò su di loro).

Per molti goriziani di lingua italiana, man mano che ci si avvicina al confine i centimetri si allungano e uno singolo può essere vissuto come una decina di chilometri da percorrere. Ecco perchè i goriziani non varcano mai la sottile linea della soglia, nemmeno quando vanno a correre e sarebbe molto più facile proseguire sul comodo marciapiede largo e senza buche di Nova Gorica, invece di fare dietrofront per tornare a rischiare lo slogamento della caviglia nello stupendo italico impiantito, capolavoro del settantenne guardiano delle vecchiette che non riescono a dormire per colpa dell'”Ema”.

Nein! Si sconfina solo per tabacco, “petròl” e MetalDays. E il termine per etichettare questa difficilissima azione è “andare in Jugo”. Perchè a quindici anni dalla scomparsa del regime, per il goriziano non è cambiato nulla. Solo il prezzo della birra, ma di poco.

Il confine invece si espande all’infinito per l’italiano che viene da fuori.

Per lui si è ancora in Italia anche mentre si sta facendo la fila per le grotte di Postumia. E ti riesce sempre a sorprendere con la domanda “Ma quando inizia la Slovenia?”

Questa strana geografia mentale che vedrebbe Savogna e Sant’Andrea in centro a Lubiana solo perché per strada si parla sloveno. O Montesanto in Italia solo perché non si è mostrato a nessuno il passaporto.

Abbiate fiducia, il mondo sta cambiando. Dopo il confine Pontebba-Villach mi aspetto il ritorno in pompa magna dei sindaci delle due parti della città, questa volta per chiudere, serrare, alzare muri.

Chiameremo i bosanci/bosniaci a stender malta? Dopo però li estradiamo. In Austria. È una promessa, quindi votatemi, che tanto c’è posto per tutti, tra gli aspiranti alla fascia tricolore.

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